Il bridge si gioca tra quattro giocatori, a coppie contrapposte, con un mazzo da 52 carte francesi, privato dei jolly.
Le carte del mazzo sono suddivise in quattro semi che sono chiamati, in ordine gerarchico, Picche, Cuori, Quadri e Fiori.
La denominazione è tassativa e non è ammesso parlare di Bastoni, Ori, Coppe o similari; soltanto un principiante alla prima
lezione può dire Denari indicando una carta di Quadri e non si contano gli aperitivi offerti forzatamente ai maestri dagli
allievi colti in fallo.
Una caratteristica del Bridge è che i semi sono indicati anche con il termine Colori, e i due semi di rango più alto, Picche e Cuori, vengono detti colori Nobili o Maggiori, mentre le Quadri e le Fiori sono indicate come colori Deboli o Minori.
Fig.1 – Il diverso valore dei Semi o Colori
Oltre al diverso rango dei quattro semi, anche le 13 carte di cui ogni seme è costituito hanno un valore decrescente: Asso, Re, Dama,
Fante, 10, 9 e via via fino al 2, che rappresenta il valore più basso di ogni Colore.
Anche per le carte una osservazione sulla terminologia: la Dama può essere chiamata anche Regina, ma non Donna, ed il Fante ha questa
unica denominazione, e mai nessuno si riferirà ad esso chiamandolo ad esempio Jack.
Asso, Re, Dama e Fante vengono detti Onori, e talvolta ad essi viene aggiunto anche il 10, mentre le rimanenti carte sono dette
Cartine. Asso, Re e Dama sono poi detti Onori Maggiori.
Al tavolo di gioco i componenti di ciascuna delle due coppie si siederanno l’uno di fronte all’altro, e costituiranno le due Linee di gioco,
prendendo il nome dei punti cardinali: la linea Nord-Sud giocherà quindi contro la linea Est-Ovest.
Questa spersonalizzazione dei giocatori risulta molto utile perché definisce implicitamente la posizione relativa di ogni giocatore
rispetto all’altro consentendo ad esempio una univoca e più semplice trattazione delle varie tecniche di gioco sia nelle partite giocate che nei corsi, nelle riviste e nei libri.
Fig. 2 – Le due linee di gioco