Un po’ di terminologia

Il Bridge è un gioco di carte, ma non solo. Il Bridge è divertimento, è disciplina, è socializzante, è faticoso ed entusiasmante, è un vero e proprio sport della mente (e non solo), al punto che dal 1993, con l’associazione al CONI della Federazione Italiana Gioco Bridge (FIGB), è stato riconosciuto come disciplina sportiva, con regole uguali a livello mondiale.

Il bridge si gioca tra quattro giocatori, a coppie contrapposte, con un mazzo da 52 carte francesi, privato dei jolly.
Le carte del mazzo sono suddivise in quattro semi che sono chiamati, in ordine gerarchico, Picche, Cuori, Quadri e Fiori.
La denominazione è tassativa e non è ammesso parlare di Bastoni, Ori, Coppe o similari; soltanto un principiante alla prima lezione può dire Denari indicando una carta di Quadri e non si contano gli aperitivi offerti forzatamente ai maestri dagli allievi colti in fallo.

Una caratteristica del Bridge è che i semi sono indicati anche con il termine Colori, e i due semi di rango più alto, Picche e Cuori, vengono detti colori Nobili o Maggiori, mentre le Quadri e le Fiori sono indicate come colori Deboli o Minori.

Fig.1 – Il diverso valore dei Semi o Colori

Oltre al diverso rango dei quattro semi, anche le 13 carte di cui ogni seme è costituito hanno un valore decrescente: Asso, Re, Dama, Fante, 10, 9 e via via fino al 2, che rappresenta il valore più basso di ogni Colore.
Anche per le carte una osservazione sulla terminologia: la Dama può essere chiamata anche Regina, ma non Donna, ed il Fante ha questa unica denominazione, e mai nessuno si riferirà ad esso chiamandolo ad esempio Jack.
Asso, Re, Dama e Fante vengono detti Onori, e talvolta ad essi viene aggiunto anche il 10, mentre le rimanenti carte sono dette Cartine. Asso, Re e Dama sono poi detti Onori Maggiori.

Al tavolo di gioco i componenti di ciascuna delle due coppie si siederanno l’uno di fronte all’altro, e costituiranno le due Linee di gioco, prendendo il nome dei punti cardinali: la linea Nord-Sud giocherà quindi contro la linea Est-Ovest.
Questa spersonalizzazione dei giocatori risulta molto utile perché definisce implicitamente la posizione relativa di ogni giocatore rispetto all’altro consentendo ad esempio una univoca e più semplice trattazione delle varie tecniche di gioco sia nelle partite giocate che nei corsi, nelle riviste e nei libri.

Fig. 2 – Le due linee di gioco